Por Bluemandream el 29-Oct-2009 |
Disilluso prima del tempo, continuo a vomitare sull'artificiosità dei sentimenti. Quello che chiamano amore non è altro che l'alibi rassicurante dell'unione tra un uomo perverso e una puttana, il velo che copre il volto spaventoso della solitudine. Mi sono corazzato dietro un facile cinismo, e adesso mi ritrovo con il cuore incastrato, provo a scappare dall'orribile dipendenza, dal dileggio dell'illusione universale. Eros in realtà nasconde una falce nella sua faretra. L'amore è tutto quello che ho trovato per allontanare la depressione post-coitum, per giustificare la fornicazione, per corroborare il mio orgasmo. Nella realtà è la quintessenza del Bello, del Bene, del Vero, che ridisegna la tua brutta immagine, che sublima la tua meschina esistenza. E allora, io mi rifiuto. Pratico e predico l'edonismo mondano, perchè mi risparmia da tante fatiche. Mi risparmia le ridicole euforie del nostro primo incontro, del nostro primo bacio, della nostra prima telefonata. Mi risparmia l'incombenza di ascoltare infinite volte un semplice messaggio, di prendere un caffè, un drink, i ricordi d'infanzia, gli amici comuni, le vacanze al mare...in quel mare. Mi risparmia le cene, gli autori preferiti, il male di vivere, l'uscire tutte le sere, la prima notte seguita da molte altre, il non aver più niente da dirsi, scopare solamente per colmare i vuoti esistenziali, non avere neanche più voglia di scopare, allontanarsi, restare comunque insieme, litigare, riconciliarsi pur sapendo che in fondo è finita. Andare a scopare altrove e poi? il nulla. Anzi no, soffrire. Viviamo come una massa di stronzi. Mangiamo, dormiamo, scopiamo, una volta, due, tre...e così all'infinito. Ogni giorno è la ripetizione inconsapevole di quello precedente, si mangia qualcos'altro, si dorme meglio o peggio, si fa sesso con qualcun'altro, si va da un'altra parte. Si tenta di fuggire dalla realtà, illudendosi di trovare il meglio da qualche altra parte. Ma poi ti accorgi che è la solita solfa, perchè capisci che non hai più uno scopo, nessun interesse. Niente di niente. E si continua così, sopravivendo all'illusione costante. Ci fissiamo degli obiettivi artificiali, potere, denaro, donne. E ci riduciamo come una merda per realizzarli. Se non li realizziamo, siamo frustrati a vita, se invece ci riusciamo, ci rendiamo conto che non ce ne fregava un cazzo, che in fondo non era così importante. Poi lentamente si inizia a morire. E si chiude finalmente il cerchio. Una volta capito il meccanismo, scatta una voglia tutta speciale di chiudere immediatamente quel fottuto cerchio, per non lottare invano, per eludere la fatalità, per uscire dalla trappola. Ma subentra la paura, dell'ignoto, del peggio. Ma per quanto se ne dica, si aspetta sempre qualcosa domani. Diversamente sarebbe una finale già scontato. Si premerebbe il grilletto, s'ingoierebbe la tavoletta di barbiturici, si affonderebbe nei polsi la lama del rasoio quel tanto che basta per vedere zampillare il sangue come una fontana. Si prova a distrarsi, a divertirsi, si cerca l'amore, si crede di averlo trovato e si ricade nuovamente nel baratro. Dall'alto. Si prova a giocare con la vita per convincersi di averla in pugno. Si corre come pazzi ai 200 all'ora, sfiorando l'incidente. Si tira troppo di coca, arrivando a sfiorare l'overdose. Bella consolazione per quei genitori vedere la discendenza dei banchieri, il presidente di una società, di uomini d'affari cadere così in basso, vedere evaporare in un solo istante, i loro ideali come bolle si sapone. Una tragedia senza fine. Alcuni provano a fare qualcosa, a reagire perlomeno, altri noon ce la fanno proprio e danno forfait. Perchè ci sono stati quelli che non sono mai stati a casa, che non sono mai stati realmente presenti con te, che non ti hanno detto mai niente, ma si limitavano a firmarti l'assegno a fine mese. E provavi solo odio perchè ti hanno dato tutto e niente. Quel tutto da farti ammazzare e così poco di quello che contava veramente. E va a finire che quello che conta veramente non lo sai neanche più. I limiti sono sempre meno definiti. Si diventa come cellule impazzite. Abbiamo una carta di credito al posto del cervello, un aspiratore al posto del naso ed una pietra al posto del cuore, andiamo più spesso nei locali notturni che a lezione di vita, abbiamo più case che veri amici e nell'agenda del telefono trecento numeri che non chiameremo mai. Apparteniamo a quella gioventù che definivano dorata. E non abbiamo il diritto di lamentarci, perchè a quanto pare abbiamo avuto tutto per essere felici. E intanto crepiamo lentamente nei nostri appartamenti troppo grandi, con i soffitti al posto del cielo, sazi di tutto e di niente, imbottiti di coca, di antidepressivi e con quel sempre costante cazzo di sorriso sulle labbra.
Max©
Leído 10 veces

|